Gli anni 1980
Ancora nel 1976, la disco music era di quasi esclusivo appannaggio della gente di colore: aveva un grande riscontro ma non ancora quel successo planetario che avrebbe avuto un anno dopo. Nel
1978, invece, la disco dominava qualsiasi classifica, invadeva la programmazione di qualsiasi stazione radio, faceva da sfondo agli spot pubblicitari, influenzava pesantemente la produzione
musicale di artisti decisamente rock (dai Rolling Stones a David Bowie, da Rod Stewart ai Chicago, dai Doobie Brothers a Elton John). Cos'era successo?
Esattamente quello che era successo con il rock'n'roll negli anni cinquanta: perché un fenomeno musicale di derivazione nera assurgesse a popolarità mondiale, fu necessario che di quel fenomeno
si appropriassero dei musicisti bianchi. Nei fifties era stato Elvis, vent'anni dopo, nella disco, furono i Bee Gees. I Bee Gees non erano nati con il fenomeno disco e non possono essere
considerati immediatamente artisti disco. Fu nel '75 che Robert Stigwood ebbe la grande idea: ingaggiò il produttore Arif Mardin che confezionò per i Bee Gees l'album "Main Course"; il singolo
Jive Talking li portò in vetta alle classifiche USA. L'album successivo fu quello dell'esplosione: si intitolava Children Of The World e conteneva il singolo You Should Be Dancing. Album e
singolo vendettero milioni di copie in tutto il mondo consacrando la disco music come nuovo fenomeno in tutto il pianeta.
Un dato, sopra tutti, può dare l'idea della portata del "fenomeno Bee Gees": nel 1978 i fratelli ebbero ben 5 canzoni da loro scritte prodotte e/o arrangiate, contemporaneamente nella top ten e
per 4 settimane consecutive: un'impresa che, prima di loro, era riuscita solo ai Beatles e che nessuno ha più ripetuto (almeno finora).
Robert Stigwood aveva certo visto giusto nell'imporre una svolta disco ai Bee Gees, ma forse, in quel momento, non aveva ancora capito la portata del fenomeno. Ad aprirgli gli occhi fu forse
un'inchiesta che rivelava ai lettori esterrefatti che tutto ciò che essi pensavano della gioventù americana (dei loro figli, alla fine) era improvvisamente vecchio e superato. Se qualcuno pensava
ancora ai giovani con capelli lunghi impegnati a rollarsi una canna di marijuana e ad ascoltare rock sognando la California, doveva mettere avanti l'orologio. Ora i giovani si imbrillantinavano i
capelli, si vestivano magari in maniera bizzarra ma ricercatissima, e passavano le nottate in discoteca a ballare una nuova musica nata per le minoranze nere.
Stigwood pensò allora a un film, ispirato al fenomeno Disco, e, nel momento di provvedere alla colonna sonora, convocò i musicisti disco che lui aveva portato a essere i più venduti al mondo: i
Bee Gees. L'album vendette oltre trenta milioni di copie. Il film era Saturday Night Fever.
L'affermazione della musica da discoteca si è avuta anche grazie al mestiere del "disc jockey" (o "dj"). Questa nuova figura, che nello studio di produzione affianca la sua esperienza e la sua
conoscenza della musica a quella del musicista, ha creato fin dai primi anni ottanta, un nuovo modo di concepire la musica da discoteca.
Se la disco music era prevalentemente suonata dal vivo da vere e proprie orchestre, mentre la musica elettronica dei grandi artisti del genere come Giorgio Moroder, Vangelis e Kraftwerk usciva da
macchine come i moog, negli anni ottanta i dj iniziano non solo ad usare suoni generati dai sintetizzatori, ma a fonderli con spezzoni campionati dai dischi del passato e con nuovi elementi
vocali.
Anche la Synthpop/New Romantic, nata tra i fine anni settanta e i primi anni ottanta, svolse un importante ruolo nello sviluppo della musica pop elettronico, con gruppi come Depeche Mode,
Eurythmics, The Human League, Kraftwerk, Soft Cell, Ultravox e molti altri.
Negli anni ottanta quindi si iniziano a definire le suddivisioni tra generi di musica dance, dal filone house e techno della scena di Detroit e Chicago a quella europea ed italiana, meno legata
al clubbing e più alla radiofonia ma comunque molto seguita dai clubbers.
Dalle innovazioni portate da nomi come Frankie Knuckles (uno dei pionieri della house music), in Europa si iniziano a comporre vere e proprie canzoni con il classico schema
strofa-ponte-ritornello, ripreso dal mondo del pop punk..
Si hanno così dei prodotti pop, che funzionano bene nelle discoteche, provenienti dalla scena statunitense ed anglosassone (ma che non fanno parte della musica dance): si ricordano i successi di
Michael Jackson, Diana Ross, Madonna, Whitney Houston, Kylie Minogue e gli inglesi Depeche Mode, Erasure, Pet Shop Boys e Talk Talk. Si assiste anche all'esplosione del fenomeno della cosiddetta
"italo-disco", la quale riscuoterà successo fino in America Latina e Giappone. Gli artisti di rilievo sono Valerie Dore, Savage, Kano, Gazebo, P. Lion, Ryan Paris, Righeira, Baltimora, Sandy
Marton, Tracy Spencer, e Den Harrow.
Verso il periodo a cavallo fra l'86 e l'87 si assiste ad una svolta: la dance orecchiabile e canticchiata dalla massa popolare, torna in secondo piano mentre nei club iniziano a dominare house e
techno. Si fa risalire infatti al 1986 la nascita ufficiale della House music come viene intesa ancora oggi e quindi della Club Culture. S'inizia ad assistere al fenomeno della nascita di grandi
locali (spesso si tratta di vecchi edifici industriali) che propongono una musica alternativa e poco trasmessa dalle radio. La gente che frequenta questi ambienti è motivata non più dai
potenziali incontri casuali che caratterizzavano le discoteche degli anni settanta e primi anni ottanta bensì dalla musica che viene suonata. I principali successi sono caratterizzati
essenzialmente da sonorità elettroniche e testi ridotti a semplici messaggi: Your Love di Jamie Principle (1986), Jack Your Body di Steve "Silk" Hurley (1986), Move your Body di Marshall
Jefferson (1986), Pump up the Volume dei MARRS (1987), Work it to the Bone (1987-88) di LNR, Theme From S-Express degli S-Express (1988),Turn Up The Bass di Tyree Cooper (1989), Rock to the beat
di Reese & Santonio, Big Fun o Good Life degli Inner City, Who Is In Da House dei Beatmasters e Pump up the jam (1989) dei Technotronic sono i principali successi del genere.
Nel 1988 in Inghilterra vengono inventati i rave party: feste enormi (in un primo momento sempre illegali) ispirate dalle manifestazioni di protesta nelle fabbriche abbandonate di Detroit e
organizzate nell'hinterland londinese. Il genere che verrà suonato sarà una variante della house molto popolare nei tardi anni ottanta, la acid house, i cui suoni erano prodotti dalla bass line
Roland TB-303.
Nell'ottica delle sonorità più da radio che da club, l'Italia si distingue con progetti dal grande impatto come Black Box ("Ride on time"), 49ers, Dj H e Cappella che riescono a sfondare nei
mercati di tutto il mondo ed a entrare nelle classifiche inglesi, riconosciute come le più selettive d'Europa. Da citare inoltre i Technotronic, dal Belgio, con la celebre "Pump up the jam" che
nel 1989 arriva alla seconda posizione dei singoli più venduti negli Stati Uniti.
Gli anni Ottanta: l'esplosione europea, la fusione con il Synth Pop, la Italo Disco
La Italo Disco è la scena che domina gli anni Ottanta e che traghetta l'Italia a diventare il più grande esportatore di dance tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, quando la dance italiana influenzerà non solo protagonisti della scena europea come S.N.A.P. ma persino produttori americani come Afrikaa Bambaataa. Sono innumerevoli le produzioni italo disco degli anni Ottanta (ometto di citare i nomi). Gli anni Ottanta italiani sono tanto prolifici da circoscrivere correnti musicali diversissime, dal Pop Italiano (il caso delle origini della Italo Disco, che alcuni fanno risalire a Tony Renis, Cuore Matto e tantissime altre produzioni italiane che dal Twist americano ne avevano preso lo spirito più ludico e legato all'intrattenimento, fino all Electro-Pop / Synth Pop dei Matia Bazar (che tra il 1983 ed il 1986 conquisteranno l'Europa con la formula, cantato italiano - suoni sintetizzati - melodia vincente, è il caso di Ti sento, successo internazionale considerato uno dei più grandi capolavori dell'Electro-Pop di tutto il mondo, pubblicato nel 1985) di Franco Battiato nella sua espressione artistica più alta, e infine dei Righeira. Il genere diventa talmente di massa che proliferano centinaia di produttori, artisti e di produzioni impegnati al ballo, tra cui spiccano i fratelli La Bionda (One for you, one for me), che usarono anche il nome D. D. Sound per altri successi (1-2-3-4 Gimme Some More!) tanto che la Italo diventa genere mainstream in pochissimi anni, totalmente indipendente dalla classifica Pop ma allo stesso tempo in grado di padroneggiarla.